ITINERARI :


Il Monte Pizzocolo si trova sul lago di Grada nel comune di Toscolano Maderno (BS)   ( www.comune.toscolanomaderno.bs.it ) risultando quindi inserito nel Parco Altogarda ( www.parcoaltogarda.eu ).



SUL PIZZOCOLO INNEVATO

tratto da “passeggiate nella neve” di Luca Bonomelli (Grafo editore)


Forse non indosseremo le ciaspole – la neve non è mai troppa nei pressi del mite lago di Garda -, ma un’escursione invernale sul Pizzocolo, che regala la suggestione di una camminata sulla neve ammirando al contempo il blu intenso del Benaco visibile circa 1.500 mt più in basso, non può mancare nel bagaglio di ogni escursionista bresciano.


Accesso:

Percorrendo la Gardesana occidentale, superato Maderno, arriviamo a Toscolano: qui, appena prima del ponte sull’omonimo torrente, deviamo a sinistra in direzione Maclino prima e di Sanico poi.

Raggiunto anche quest’ultimo, imbocchiamo una stradina a tratti sterrata e stretta (indicazioni per il rifugio Pirlo e S. Urbano), che si alza con bella vista sul lago.

D’ora in avanti, a seconda del fatto che ci sia o meno neve sulla strada, potremmo dover lasciare la nostra autovettura e proseguire a piedi.

Qualora comunque si possa continuare, superiamo un primo bivio, dove alcuni cartelli del CAI indicano a destra il sentiero n° 27, e poco oltre arriviamo a un secondo bivio dove lasciamo l’automobile (loc. Ortello 690 mt).


Descrizione:

Proseguiamo ora a piedi sulla strada, sempre intuibile anche in caso di neve, giungendo in circa 30 minuti alla chiesetta di Sant’Urbano antico tempietto risalente al 1381, poi caduto in rovina e completamente ricostruito nel 1928.

Continuiamo sulla stradina tenendo la destra al primo bivio, poi piu un alto, nei pressi di un roccolo, la sinistra e poco oltre, a un nuovo bivio, ancora la sinistra (segni su alberi).

Un buon tratto su strada, quindi transitiamo dal rifugio Cà di Prada (1.117 mt), in realtà un bivacco, dedicato all’alpino Angelo Usardi.

Restando ancora sulla strada, più in alto arriviamo sull’ampia dorsale, intersecando il sentiero che sale dal Pirello, e ci spostiamo verso destra, rimanendo nel lato soleggiato, con la splendida vista sul lago. Superiamo la località Le merle – Dos delle Prade (1.352 mt), presso la quale si congiungono anche i sentieri che salgono dal Passo Spino, poi dopo un buon tratto, nei pressi di un bel crocefisso in legno, riusciamo a scorgere la cima.

Si supera una piccola costruzione risalente alla Grande Guerra ed oggi recuperata, si aggira un dossoe, nei pressi di una pozza, intersechiamo il sentiero che sale da malga Valle, lungo il quale si potrebbe tornare (ma solo se, nonostante la neve, il sentiero risultasse ben evidente).

Ormai la cima è vicina.

Bastano infatti una ventina di minuti per arrivare sulla panoramica vetta del Pizzocolo, su cui sorgono anche il bivacco Due Aceri e la chiesetta alpina, eretta nel 1985 sui ruderi di una precedente costruzione risalente alla Prima guerra mondiale.

Una volta lassù, dall’alto dei suoi 1.581 mt di quota, non resta che fermarsi per ammirare l’incomparabile panorama, su tutto il Benaco e sulla Valle di Toscolano.





DA MADERNO AL MONTE PIZZOCOLO

(tratto da “itinerari di casa nostra“ del BRESCIAOGGI curato da Renato Floreancigh anno 1990)


Maderno (mt. 67)

Sanico (mt. 353)

Croce di Ortello (mt. 625)

Malga Valle (mt. 1.337)

Bivacco Due Aceri (mt. 1.530)

Monte Pizzocolo (mt. 1.579)

Rifugio G. Pirlo allo Spino (mt. 1.167)

Tot. Ore 5 e 30’

Ci portiamo quindi a Toscolano Maderno, muovendo i primi passi dal ponte romano sul torrente Toscolano e seguendo per breve tratto la strada che si alza verso il Monte Maderno. Alla sua prima larga curva, a destra si stacca una stradina che si porta ad una santella posta in un muro con archi. Con successiva larga vista sulla sottostante Valle delle Cartiere e verso il Monte Castello di Gaino (mt. 865), la stradina raggiunge un bivio e con una corta deviazione a sinistra , si porta alla chiesa di San. Martino (mt. 292) che ha attorno il piccolo cimitero del Monte di Maderno. Dal suo sagrato, grandiosa vista verso la parte meridionale del lago di Garda con i suoi larghi golfi e sulla lunga cresta del Monte Baldo, che dello scenario del Garda rappresenta sempre il fondale. Ritornati al bivio, una comoda strada porta a Sanico (mt. 353 – ore 1), una delle tante frazioni disseminate sul Monte di Maderno e poi, superate le cascine Massane (mt. 456), con qualche breve tornante raggiunge la Croce di Ortello (mt. 625), con panchina atta ad osservare dall’alto un altro stupendo panorama. Con largo giro si attraversa la val Marsina, si passa tra le cascine Ortello ed appena superata anche la valle del Pomer, stretta fra il Dosso del Barbio e quello d’Avriolo, a destra (mt. 811 ore 1.15 – 2.15), si stacca una stradina, ben evidenziata da un paletto con frecce direzionali: quella che reca la scritta “M. Pizzocolo” e il segnavia n° 11, ci indica la direzione da seguire. Con comoda pendenza fra la bassa vegetazione, la stradina, attraversando verso destra, riporta verso la val Marsina, da dove prosegue con un tratto un po’ più ripido, lasciando a sinistra le due deviazioni che portano ai Casotti del Veronese (ore 0.45 – 3). Attraversati dei prati alla base meridionale del Pizzoccolo, si superano un paio di piccole pozze che hanno accanto dei maestosi faggi; ai lati della stradina spuntano dal terreno tantissime rosse peonie. Raggiunta una rustica sbarra di legno, si è ad un bivio attualmente non troppo evidente per la consunta segnaletica, che necessita quindi di un giusto ripasso; qui si piega a destra su sentiero che zigzagando fra radure erbose, si porta alla Malga Valle (mt. 1.337 – ore 0.30 – 3.30). Un largo sentiero si alza dietro la malga con curve nel bosco e passa accanto (a sinistra) a qualche “giasera”, cavità carsiche che un tempo d’inverno venivano riempite di neve, che fattasi ghiaccio, veniva poi tagliato e trasportato a dorso di mulo in riva al Garda, ad alleviare la calura estiva.

Ancora un breve tratto e si sbuca sulla larga stradina che reca il segno n° 5, nei pressi di un’altra piccola pozza; seguendo questa stradina verso destra fino alle bancate di bianche boccette calcaree, si arriva al Bivacco Due Aceri (mt. 1.530), eretto di recente e con volontaria fatica del Gruppo Amici del Pizzoccolo: ha all’interno un tavolo con panche e focolare e più in alto, un tavolo dove possono riposare 5/6 persone. E’ sempre aperto. Ancora due passi verso la già in vista Cima del Monte Pizzocolo e si raggiunge la chiesetta dedicata “ai caduti di tutte le guerre della montagna”, eretta anch’essa, nel1985, dal Gruppo Amici del Pizzocolo. Appena sopra la chiesetta, c’è la croce di vetta del Pizzocolo (mt. 1.579 – ore 0.45 – 4.15) ; anche da qui il panorama è naturalmente stupendo data la posizione isolata del monte, e va dal Brenta all’Adamello, alla Presanella, all’Ortles – Cevedale, all’onnipresente Baldo, verso la Vaòvestino e gli evanescenti Appennini, con larga porzione del lago di Garda.


AL PIZZOCOLO DA SAN. MICHELE DI GARDONE RIVIERA

( tratto da “100 itinerari per tutte le stagioni” del GIORNALE DI BRESCIA curato da Franco Solina anno 2004)


Verghere mt 525

Cima Monte Pizzocolo mt. 1.583

Tempo previsto sola andata 3 h 10’

Da San Michele, sopra Gardone Riviera, si entra nella Val di Sur si percorre per circa quattro chilometri una strada sterrata e pianeggiante, fino a quando termina nella località Verghere (tabelle segnaletiche); posti auto a lato della strada stella. Si continua costeggiando per un lungo tratto, ora a destra ora a sinistra, il torrente Barbarano, fino ad abbandonarlo per salire zizzagando attraverso il boscoso lato destro della valle. Dopo circa un’ora di cammino si giunge ad un piccolo rio e a un bivio (segnaletica); per il rifugio G. Pirlo (Spino) si devia sul sentiero che si stacca a sinistra, mentre continuando verso destra si va direttamente al Passo di Spino. Il sentiero si inerpica attraverso una valletta con strette curve, fino a sbucare sul piccolo piazzale del rifugio G. Pirlo (metri 1.165). Ci si allontana verso destra seguendo la pianeggiante carrareccia che, oltrepassato un roccolo, scende al Passo di Spino (metri 1.160), tra il Monte Spino a Nord-Ovest e i contrafforti meridionali del Pizzocolo a Sud-Est; al passo, tra grossi faggi e frassini, si innesta l’itinerario che arriva da Archesane. Si riprende seguendo la carrareccia che sale verso sinistra nel bosco; superati alcuni tornanti, si sbuca sul Dosso delle Prade (metri 1.352). Da questo punto fino alla cima, il percorso corre sospeso sul lago, offrendo suggestive vedute.

Si continua verso Nord lungo un tratto pianeggiante che taglia sopra i prati, poco sotto il filo di cresta; un paio di tornanti e un tratto di percorso sul versante Nord del monte fanno guadagnare alla mulattiera un considerevole dislivello. Ritornati in vista del lago si procede ancora per un tratto in piano, quindi, entrati nella bella faggeta, si scende ad aggirare un vallone. Poco oltre se ne aggira un altro, in coincidenza del quale si innesta da destra l’itinerario che rimonta da Sanico attraverso i Baitoni di Valle (questo tratto nella faggeta è particolarmente suggestivo). Continuando a salire si tocca il Bivacco dei Due Aceri (così chiamato per i due vecchi aceri antistanti), sempre aperto ma non custodito, ricavato in un manufatto della guerra 1915-18. Da qui in quattro passi si raggiunge la stretta e rocciosa Cima del Pizzocolo (metri 1.583), sulla quale sorge una chiesetta. Da lassù si spalancano panorami a giro di orizzonte: dall’Adamello alle Dolomiti, al Monte Baldo, ai monti della Valvestino con uno scorcio del tentacolare lago omonimo, al Guglielmo culmine delle Prealpi bresciane e giù fino agli Appennini che si profilano verso Sud oltre le azzurrine brume della pianura.


GLI ITINERARI DI SALITA AL MONTE PIZZOCOLO

Tratto da “IL MONTE PIZZOCOLO – una sentinella sul lago di Garda”

di Roberto Dall’Olmo – Grafo edizioni anno 2004.


Per salire sulla cima del monte Pizzocolo vi sono diversi itinerari che, vista la natura dei luoghi, si riuniscono a meno di trenta minuti di cammino dalla sommità, proseguendo su una comoda mulattiera. Il versante nord è scosceso e ripido, risalibile solo da escursionisti molto esperti attraverso alcuni percorsi non segnalati. Gli itinerari principali sono invece quattro: da sant’Urbano, il più battuto; la Via di Valle, la più veloce ma meno agevole; dal Pirello per chi sale dalla Val di Sur, e dalle Camerate per chi sale da Gaino. Da diversi anni si è sviluppato un certo interesse per gli itinerari su roccia, decisamente più impegnativi e adatti ad alpinisti esperti. I tempi di percorrenza sono indicativi e applicabili ad un escursionista di medie capacità.


Sanico (m 339) – Sant’Urbano (m 872) – Prade (m 1.352) Pizzocolo ( m 1.582)

Sant’Urbano – Prade h 1,30’; Prade - Pizzocolo h 1; totale h 2,30’

Il percorso che passa da Sant’Urbano è quello maggiormente conosciuto, sia per la sua bellezza sia perché non prevede passaggi di particolare difficoltà. Partendo dal ponte sul Toscolano a Maderno, si sale a Sonico, sino al termine della strada in prossimità della biforcazione per Seasso. Qui si gira a sinistra per salire lungo il Monte seguendo le indicazioni per il Bivacco Due Aceri, il Rifugio Pirlo e Vesegna. Il percorso è indicato con il numero 6 della segnaletica del CAI.

La strada si stringe leggermente e si inoltra nel bosco lungo alcuni tornanti che salgono al di sopra della parete rocciosa che sovrasta Sanico, sino al punto panoramico della Croce di Ortello a 625 metri, dove il percorso gira decisamente a destra seguendo il versante della Montagna. Il bosco si fa più fitto e si continua a salire prima a Ortello (m 682) e poi sino a Sant’Urbano (m 872), dove merita una sosta la chiesetta. Nei pressi di Ortello si incontrano due sentieri sulla destra: il primo, indicato con il n. 27 , porta alla cresta e alla località Balì, mentre il secondo, segnato con il n. 11, è il sentiero della Via di Valle.

Arrivati a Sant’Urbano ci ritrova ai piedi del Dosso del Barbio ed è necessario proseguire a piedi, visto anche il comodo spiazzo a disposizione per le automobili.

Per proseguire in auto è necessario utilizzare vetture a quattro ruote motrici di piccole dimensioni. Così, preso il sentiero n. 23 proveniente da Buelino, si prosegue salendo lungo il Dosso del Barbio sul versante sinistro passando al di sopra della località Navazzini. In questo tratto la strada si fa più sconnessa e si inoltra in un folto castagneto.

Il percorso lascia gradualmente il Dosso del Barbio per passare sul Dosso delle Prade attraverso la Valle del Poiano, all’altezza della quale, a 1.117 metri, si passa per la Casa di Prada. Il sentiero, una volta giunto sulla sommità del crinale del Dosso delle Prade, esce progressivamente dalla vegetazione e curva a u a destra salendo lungo la cresta del Dosso. Qui è ben visibile una lapide dedicata a un ragazzo morto cadendo con il parapendio. La cresta che dalle Prade scende al Pirello è infatti molto frequentata dagli appassionati di questo sport, che usano la cresta come pista di lancio.

Proseguendo si incontra la cascina Marchetti, dal nome dell’attuale proprietario, e poi si arriva al sentiero n. 5 che sale dal Passo Spino. Il percorso prosegue quindi su un’ampia mulattiera, segnalata sempre con il n. 5. Salendo si devono affrontare un paio di tornanti e il percorso aggira i Ciprelli. Dopo i tornanti si incontra un tratto in costa libero da vegetazione, chiamato la Stangàa . Il percorso scende leggermente sino a che si arriva a metà strada tra la vetta e i Ciprelli. Si raggiunge così lo Sguàs de cimènto , nei pressi del quale si trova un vecchi rudere militare ora ristrutturato.

La strada riprende a salire e la vegetazione si fa sempre più rada. Dopo poco si giunge allo Sguaàs dele pìle , in prossimità del quale arriva anche la Via di Valle. Da qui in poi vi è solo questa mulattiera che prosegue verso est poco sotto la cresta del Monte. La mulattiera è segnata sempre come percorso n. 5 e in meno di 30 minuti si giunge alla cima. Poco prima dell’arrivo, riparati da alcuni faggi e aceri, si incontra la Madonnina del Monte Pizzocolo, collocata in un anfratto roccioso.

Il percorso può essere effettuato anche in mountain bike o a cavallo, prestando attenzione nel tratto che segue l’incrocio con la Via di Valle dopo il quale l’ascesa a cavallo diventa più impegnativa.


Casa di Ortello (m 750) – Malga Valle (m 1.331) – Sguas dele pile (m 1.440) – Pizzocolo (m 1.582)

Casa di Ortello – Malga Valle h 1,30’; Malga Valle – Pizzocolo h 0,45’; totale h 2,15’

Questo itinerario è chiamato la Via di Valle perché risale il Monte lungo la Valle della Prera e da sempre ha rappresentato un veloce itinerario per giungere in cima.

Quando l’allevamento era una risorsa primaria, i capi erano portati ai pascoli soprattutto grazie a questa breve via che però è molto ripida e a volte impegnativa anche se percorribile da escursionisti poco esperti.

Sino al bivio poco sotto Sant’Urbano, il percorso è il medesimo del precedente.

Subito dopo la Casa di Ortello si prende sulla destra il sentiero n. 11 e ci si inoltra nel bosco fitto giungendo nella località Oppolo da dove si scende in Valle della Prera attraverso una strada a tratti cementata. Qui il sentiero gira a sinistra e inizia a salire lungo due alte pareti di roccia sino alla località Vas. Oltre questa località parte un piccolo sentiero che sulla sinistra porta poco sotto al Casino del Veronese, di cui oggi restano pochi segni. Infine la strada prosegue sempre ripida finché si arriva alla Malga Valle o Baitù, dopo la quale inizia l’ultimo tratto del percorso che però è più difficile vista la forte pendenza. In breve si raggiunge lo Sguàs dele pìle dal quale si prosegue verso la cima grazie alla comoda mulattiera segnata con il n. 5.

Questo itinerario, abbastanza impegnativo, è percorribile anche a cavallo sino a Malga Valle e in mountain bike solo in discesa , procedendo però con la bicicletta portata a mano nel primo tratto sino alla Malga Valle.


Colombér (m 405) – Pirello (m 1.030) – Passo Spino (m 1.160) – Pizzocolo (m 1.582)

Colombér – Pirello h 1,40’; Pirello – Passo Spino h 1,10’; Passo Spino – Pizzocolo h 1,30’; totale h 4,20’

A Colombér si può arrivare agevolmente salendo da Salò o, da Fasano, passando per San Michele e proseguendo appunto per il Ristorante Colombér. Qui è consigliabile lasciare l’automobile perché l’itinerario segnato con il n. 8, seppur ampio e ghiaioso, diventa sconnesso già dopo 2 chilometri.

La strada è abbastanza monotona e si addentra sul versante sinistro della Val di Sur. Il percorso sale dolcemente sino al Pirello e dopo questa località si incontra un brevissimo tratto in decisa salita. Dopo questo passaggio il percorso diventa quasi pianeggiante e costeggia il versante ovest della Montagna sino al Passo Spino, dal quale si prende ancora la mulattiera n. 5 . La prima parte dell’itinerario è poco variegata, mentre il secondo tratto si contraddistingue per alcuni castagneti e faggete posti oltretutto in una zona del Monte poco frequentata.

Il percorso è effettuabile sia in mountain bike, meglio se in discesa, che a cavallo.


Gaino (m 274) – Camerate (m 300) – il Palazzo (m 816) – Passo Spino (m 1.160) – Pizzocolo (m 1.582)

Gaino – Camerate h 0,40’; Camerate – il Palazzo h 0,50’; il Palazzo – Passo Spino h 0,40’; Passo Spino – Prade h 0,30’; Prade – Pizzocolo h 1; totale h 3,40’

A differenza degli altri percorsi, questo itinerario aggira il Monte da nord e sale attraverso il Passo Spino. Dal ponte di Toscolano si sale a Gaino seguendo le indicazioni per la Scuderia Castello. Da qui si prosegue su una comoda strada ghiaiosa, segnata come itinerario n. 20, che corre ai piedi del Monte Castello e dolcemente scende per poi risalire sino alla località Camerate (m 300) incontrando la forra di Sant’Antonio. Presso le Camerate è necessario abbandonare l’automobile e proseguire a piedi lungo la strada che supera il fiume, poiché il transito a motore è qui consentito solo ai mezzi autorizzati in quanto la strada è consorziale.

Prendendo invece il sentiero di destra si sale invece a Segrane.

La strada, indicata ora con il n. 2, è ampia ma a tratti sconnessa. Dopo due tornanti si lascia la Valle del Toscolano per addentrarsi nella Valle di Campiglio, dove si trova sulla sinistra il costone roccioso chiamato Sabbionera, poi i prati di Ronchi e infine Persegno, sotto al quale, fino all’alveo del fiume si trova il fitto bosco di Cessamale.

Proseguendo si arriva a Maernì, diviso in Maernì di sopra (m 606) e di Sotto (m 533). Qui la strada si divide, e infatti il crocevia è chiamato Vìe che spart , in quanto a destra si prosegue per il Passo della Fobbiola e per Campeì, mentre a sinistra si entra nella Valle d’Archesane salendo sino al Palazzo (m 816).

Arrivati al Palazzo, si prosegue in decisa salita lungo una mulattiera che, attraverso un paio di tornanti chiusi da una fitta selva, sale fino al Passo Spino, lasciando sulla destra i prati di Pradalai. Dal Passo, proseguendo su una bella mulattiera indicata con il n. 5 in circa 30 minuti si sale con alcuni tornanti alle Prade dove ci si congiunge con il sentiero proveniente da Sant’Urbano.

Questo itinerario è abbastanza lungo ma è anche quello che presenta le pendenze meno impegnative, infatti è interamente percorribile sia in mountain bike che a cavallo.


Altri sentieri


La vastità del Monte Pizzocolo fa si che, oltre ai sentieri principali che portano alla cima, ce ne siano altri di minor importanza che servono da collegamento tra diversi percorsi oppure come itinerari per raggiungere luoghi isolati.


Sant’Urbano (m 872) – Pirello (m 1.030)

Si tratta di un facile sentiero di collegamento percorribile in circa 40 minuti. E’ indicato con il n. 6 ed è utile per chi da Sant’Urbano intenda raggiungere il Passo Spino senza essere costretto a salire alle Prade. Nei pressi del Pirello infatti incrocia il segnavia n. 8, che senza troppa pendenza raggiunge il Passo aggirando il Dosso delle Prade.


Sanico (m 339) – Seasso (m 393)

Non si tratta di un vero e proprio sentiero ma di una mulattiera percorribile anche in auto che da Sanico conduce sino a Seasso attraverso le località Dosso e Rocca, quest’ultima leggermente fuori dal percorso e raggiungibile facilmente con un’altra piccola stradina. Una volta arrivati a Seasso non è possibile proseguire in automobile ma solo a piedi grazie ad alcuni sentieri che scendono nella Valle delle Cartiere.


Sentiero del Pilès (m 1.265)

Il sentiero permette di raggiungere il Casino del Pileès; salendo sulle Prade, poco prima di uscire dalla boscaglia nei pressi della curva a u, si snoda sulla destra e in circa 10 minuti si raggiunge la meta. In origine il sentiero serviva quasi certamente per collegare il Pilès con il Pirello, che si trova più a valle, e passava anche dalla Cascina Parolona. Nei pressi di quest’ultima è infatti ancora visibile il prolungamento del sentiero che però oggi non è più praticabile.


ITINERARI PER ESCURSIONISTI ESPERTI

Negli ultimi anni si è registrato un notevole aumento di interesse per gli itinerari su roccia; vista la natura del Monte i percorsi sono numerosi e spesso di grande impegno. Sono abbastanza conosciuti gli itinerari che risalgono le due creste principali della Montagna, quella sud e quella est, che sono decisamente impegnativi e adatti ad alpinisti di una certa esperienza. Dei due citati, quello meno impegnativo è la Cresta Sud.


La Cresta Sud: Ortello di Sotto (m 700) – Oppolo (m 840) – Incrocio n. 27 (m 860) – Pizzocolo (m 1.582)

Ortello di Sotto – Cresta Sud h 0,45’; Cresta Sud – Incrocio sentiero n. 27B h 0,25’; ascesa della Cresta Est h 1,30’; totale h 2,40’

L’itinerario è stato segnalato anche dal Cai di Salò con il n. 27. Partendo da Ortello di Sotto si lascia la via principale per Sant’Urbano, si prende una strada sterrata che si stacca sulla destra e ci si inoltra nella selva di Oppolo, lasciandosi alle spalle l’impluvio della Marsina. Seguendo sempre attentamente l’indicazione n. 27, superati un paio di tornanti la strada sale a mezza costa attraverso un fitto bosco sino ad arrivare ad un capanno di caccia, dopo il quale termina ed è necessario proseguire lungo un sentiero. Rapidamente si giunge a un ponticello che sorpassa l’impluvio della Valle della Prera. Ci si trova quindi alla base di un’ampia zona rocciosa percorsa da alcune vie di arrampicata; poco dopo il sentiero scende leggermente sino ad arrivare alla Cresta Sud, nei pressi della quale si trova uno spiazzo panoramico.

Da qui si inizia a risalire la cresta che nel primo tratto è ancora molto erbosa e boscosa sino a un passaggio ghiaioso dopo il quale l’itinerario si fa più impegnativo e presenta alcuni facili passaggi rocciosi sino alla vetta del Monte, prima della quale si incontrano gli specchi rotanti di un anemometro. A facilitare il percorso è la presenza di numerosi bolli rossi segnaletici.


La Cresta Est: Ortello di Sotto (m 700) – Oppolo (m 840) – Incrocio n. 27 (m 860) – Bàite de Balì (m 950) – Pizzocolo (m 1.582)

Ortello di Sotto – Bàite de Balì h 0,50’; Bàite de Balì – Cresta Est h 0,20’; Cresta Est – vecchio bivio per Gaino h 1; vecchio bivio per Gaino – Pizzocolo h 1,30’; totale h 3,40’

Per salire la Cresta Est bisogna effettuare per la prima parte in medesimo percorso utilizzato per quella Sud. Abbandonato il sentiero n. 27, si prosegue a mezza costa lungo il sentierino che molto velocemente porta alla località Bàite de Balì. Qui si trova un capanno, costruito in pietre a secco e legno con alcuni tavoli. Nelle vicinanze vi è anche una nicchia nella quale si trova una statua della Madonna. Proseguendo si incontra prima una legnaia e poi un piccolo spiazzo dove si trova una tettoia di riparo. Dopo una trentina di metri si vede sulla sinistra un passaggio che sale nella bassa boscaglia. Andando avanti si trovano anche dei segni rossi che fugano ogni possibile dubbio circa il percorso da seguire. Poco dopo si inizia a vedere le prime rocce calcaree striate di nero sulle quali è visibile un bollo giallo e poi altri segni rossi.

Il percorso sale decisamente sino ad un bivio a 1.070 metri, dove è visibile una vecchia scritta che indica una traccia che scende a Gaino attraverso un ripido vallone. L’itinerario prosegue e, attraverso passaggi di primo grado, oppure di grado superiore se si vogliono cercare tratti alternativi, si arriva a 1.530 metri, dove confluisce la Cresta Sud. Da qui in breve, salendo sempre sulla dorsale, si arriva alla vetta passando vicino all’anemometro.